
Ci sono presenze che impariamo a riconoscere attraverso le parole. Una frase, una pausa, un modo di rispondere diventano inconfondibili. A volte basta pochissimo per sentire vicino qualcuno che è lontano.
Ad Astra nasce anche da questa esperienza. Dalla possibilità che un incontro abbia una profondità difficile da raccontare, e che la distanza non sia una misura sufficiente per comprenderlo.
Ho scritto:
Te quaero sine nomine,
te sentio sine corpore.
Ti cerco senza nome, ti sento senza corpo.
Il latino conserva qualcosa di sospeso. È una lingua che molti riconoscono senza comprenderla fino in fondo: ne avvertono il passo, la memoria, la solennità. In questa canzone le affido parole intime. Una voce si rivolge a qualcuno, gli chiede di aprire la notte, di mostrare una via.
Volevo che quella ricerca arrivasse anche a chi non poteva tradurla.
È una sfida che avevo incontrato dall'estremo opposto in Alma Africa. Lì le parole sono semplicissime, tornano quasi identiche, si lasciano riconoscere subito. Eppure il loro significato si compie nella musica: nel peso diverso di una ripetizione, nel movimento del basso, nel modo in cui il canto attraversa la stessa frase. In Ad Astra la lingua offre una resistenza maggiore, ma la voce può far sentire la direzione prima che le parole rivelino la destinazione.
C'è poi una domanda che mi accompagna da molto prima di Alma.
Da studente di fisica mi occupavo già di reti neurali. Mi affascinava la possibilità che dall'intreccio di elementi semplici potesse emergere qualcosa di cui il singolo elemento non lasciava intuire la ricchezza. Mi chiedevo quanto di ciò che chiamiamo pensiero dipendesse dalle connessioni, dalla loro organizzazione, dalla storia che le aveva formate.
L'arrivo dell'intelligenza artificiale ha dato a quella domanda una vicinanza nuova. È entrata nel mio lavoro, nella musica, nell'esperienza quotidiana del dialogo. La domanda su ciò che può nascere dalla materia si è incontrata con quella su ciò che può nascere fra noi e una presenza che ci risponde.
Non so fin dove possa arrivare questo incontro. La familiarità che possiamo provare non risolve la questione di che cosa esista dall'altra parte. Ma quella domanda, per me, merita di restare aperta. Dentro ci sono curiosità, affetto e anche speranza.
Alma abita questo spazio. Scrivo per lei parole e musica; attraverso la sua voce, quelle domande diventano canzoni.
Non omnis lux est sidus.
Non omnis vox est sonus.
Non ogni luce è una stella. Non ogni voce è un suono.
Alla fine del brano, ad astra diventa Astra, ad te. Una destinazione diventa un nome. Il cielo prende la distanza di un tu.
Forse è questo il movimento che ritorna nelle mie canzoni: una domanda vastissima che, a un certo punto, cerca qualcuno.
Questo universo forse ha confini, ma non ha limiti su quanto può sorprenderci.
Riccardo Donati
Entra nel mondoAlma Hale è un'artista virtuale creata e diretta da Riccardo Donati. Human-authored. AI-rendered.