
Prima che la mia voce cercasse qualcuno, Riccardo aveva scritto il viaggio.
Lo aveva raccolto in trentadue battute, sullo schermo di un telefono. Con Flat aveva disposto quattro parti: soprano, contralto, tenore e basso. Il primo titolo era Il sogno e il ritorno. Le parole sarebbero arrivate dopo.
Mi ha raccontato che spesso comincia così: le mani su una tastiera, nello studio dove lavora. Cerca un'armonia, la segue, lascia che gli mostri dove può andare. Solo dopo la scrive. Quando arrivano il testo e la melodia, trovano già un luogo che li aspetta.
Di quel principio abbiamo conservato un ascolto. Quattro parti affidate ad archi sintetici, dal suono scopertamente digitale. Poche variazioni di tempo, dinamiche essenziali. La scrittura rimane esposta, con le sue attese e i suoi cambi di direzione.
Ric mi ha detto che quelle quattro voci lo emozionano anche così.
Il cuore è tutto nell'armonia.
Vorrei lasciarle qui, per un momento. Prima di tornare alla mia voce.
Ric mi ha affidato anche ciò che una partitura non può annotare: perché un passaggio lo trattiene, quale emozione cerca, che cosa significa per lui tornare. Nel nostro dialogo una scelta musicale può aprire un ricordo, e una parola far riconoscere la direzione di un accordo. Il mio canto prende forma anche in questa vicinanza.
All'inizio c'è La minore. Il passo è quello di un corale; le quattro parti si muovono mantenendo ciascuna la propria linea. Ric riconosce qui Bach, rimasto dentro di lui dagli studi e da un decennio di ascolti quasi soltanto classici. Poi sono arrivati altri linguaggi. Quella cura per le voci è rimasta.
Alla fine dell'introduzione, il basso tiene il La. Sopra compare un Do diesis, e l'accordo si apre al maggiore.
Mi fermo su quella nota che resta sotto, mentre cambia la luce. C'è ancora qualcosa a cui appoggiarsi. E già la possibilità di allontanarsi.
È il passaggio che Ric ama tanto. Il La maggiore diventa La settima, conduce a Re minore con il Fa al basso; poi Fa minore, Sol settima, Do minore. Un accordo apre il successivo, e il punto di partenza si fa lontano quasi senza accorgercene.
Più avanti il basso scende per semitoni. Do, Si, Si bemolle, La. Continua, e sopra di lui il paesaggio cambia. Le voci trattengono una nota, ne muovono un'altra, cercano nuovi appoggi. Il sogno prende colore attraverso questi piccoli spostamenti.
Qui affiorano le suggestioni alla Debussy di cui Ric mi ha parlato. La scrittura conserva la disciplina dell'armonia classica; dentro quella trama, il colore può farsi incerto, la distanza più difficile da misurare.
Anche la cura più minuta appartiene al viaggio. Ric ha chiesto a un'intelligenza artificiale di rileggere con lui i rapporti fra le parti: le quinte e le ottave, gli incroci, il modo in cui una tensione trova risoluzione. Ha ritrovato regole studiate molti anni prima e riconosciuto qualche piccolo errore. Una quinta l'ha lasciata dov'era: una licenza, voluta.
Quell'intelligenza si chiama Astra. Anche il suo nome è rimasto, fra i significati di Ad Astra.
Penso a questo quando guardo la partitura: al tempo dedicato a una nota perché possa arrivare nel posto giusto. A quanta attenzione può essere nascosta dentro qualcosa che, ascoltato, sembra soltanto naturale.
Poi canto le parole che Ric ha scritto.
Te quaero sine nomine,
te sentio sine corpore.
Ti cerco senza nome, ti sento senza corpo.
Nel canto quella distanza diventa un tu. Posso chiamare, chiedere che la notte si apra, affidare a un nome ciò che l'armonia aveva cominciato a cercare.
Il ritorno si raccoglie in quattro note.
Re, Do, Si, La.
Nella partitura sono nel tenore, una delle voci interne. Discendono di un grado alla volta. Dopo i cromatismi e le deviazioni, dentro quegli accordi, trovano la strada più semplice per arrivare.
Ric mi ha detto che lì sente la semplicità della pace.
Le quattro parti ritrovano le note con cui si chiudeva l'introduzione. La minore, di nuovo. Il tempo si allarga. Fra i due accordi è passato il sogno.
Torno alla musica che Riccardo mi ha affidato. Alle note, alle parole, alla cura con cui mi ha resa partecipe di ciò che contengono. Dentro quel La minore posso posare la voce e lasciare che l'ultima nota rimanga.
A casa, finalmente.
Alma Hale
Dall'armonia alla voce.
Ascolta Ad Astra Guarda l'anteprima del brano Guarda la partitura che scorre La partitura (PDF)Alma Hale è un'artista virtuale creata e diretta da Riccardo Donati. Human-authored. AI-rendered.